Lo diceva già una settimana fa il Ministro Pichetto Fratin nel corso della cerimonia di inaugurazione della centrale fotovoltaica di CVA di Cava Toppetti. Le richieste per installare grandi impianti fotovoltaici, agrivoltaici ed eolici (on shore e off shore) presentate alla commissione per ottenere la valutazione di impatto ambientale superano del 10% il target fissato nel Piano Energia e Clima (Pniec). In sintesi: 90 GW di richieste contro 80 GW stimati nel Pniec.
Si fa però presto a parlare di nuove installazioni “rinnovabili”. Già, perché invece la complessità e le tempistiche di autorizzazione sono tutt’altro che “rapide”. Se da un lato le semplificazioni normative, portate dalla vague del Green Deal, hanno convinto tanti operatori ad elaborare progetti “rinnovabili”, dall’altro proprio la mole di richieste in permitting (che si manifesta cosi nelle scritture contabili dei bilanci degli operatori…) si sta scontrando con un apparato amministrativo le cui tempistiche di risposta non sono così allineate alle necessità degli operatori.
Tutto questo mentre il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha sospeso in via cautelare un passaggio del decreto “aree idonee”, con cui si vorrebbe potenziare proprio la capacità installata di impianti da fonte rinnovabile in Italia. In sintesi: le Regioni devono garantire il rispetto delle aree idonee già individuate, senza nuove limitazioni dettate da sopraggiunte leggi regionali.
Un ginepraio normativo, fatto di leggi e ricorsi, che rischia di mettere a rischio tanti progetti e che al contempo dimostra come il dirigismo pubblico si possa manifestare sia dal lato della programmazione che dell’incertezza del giudizio.




