Che non riforma gli enti locali valdostani
Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale, sono intervenuto per esprimere una posizione chiara e fortemente critica rispetto al progetto di legge n. 183. Una proposta che, a mio giudizio, non rappresenta una vera riforma del sistema valdostano degli enti locali, ma piuttosto un compromesso normativo arrivato in zona Cesarini.
Unités des Communes: un modello esausto e da superare
Le Unités des Communes hanno dimostrato limiti evidenti, tanto sul piano amministrativo quanto politico. Lontane dall’obiettivo iniziale di razionalizzazione, oggi rappresentano un fattore di appesantimento burocratico e di rallentamento delle decisioni locali.
È tempo di aprire un dibattito serio su nuove forme di cooperazione tra Comuni, capaci di andare oltre la durata di una singola legislatura, magari valutando modelli di unione stabile o fusioni che garantiscano efficienza e continuità amministrativa.
Instabilità normativa: un costo pagato dai cittadini
Ogni riforma incompiuta genera costi economici e istituzionali. Lo abbiamo visto con la continua revisione delle convenzioni, la ridistribuzione poco chiara delle competenze e la proliferazione di strutture intermedie prive di effettiva governance. In questo quadro, la Pdl 183 introduce nuovi obblighi ma non fornisce strumenti adeguati.
Semplificare e responsabilizzare devono essere le parole chiave di ogni riforma, non complicare ulteriormente un sistema già fragile.
Segretari comunali: un nodo irrisolto
Tra i punti più critici c’è la gestione della figura dei segretari comunali. Negli ultimi anni, l’azione politica su questo fronte è stata discontinua e in alcuni casi dichiarata incostituzionale. La mancanza di sedi stabili e criteri di nomina chiari mina l’efficienza degli enti locali.
Faccio una provocazione: valutiamo seriamente il trasferimento all’Amministrazione regionale delle funzioni dell’Agenzia dei segretari e la creazione di un albo unico dei dirigenti e segretari comunali, ispirato a trasparenza, professionalità e continuità operativa.
Nessuna riforma senza una nuova finanza locale
Il disegno di legge dichiara di non comportare nuovi oneri per il bilancio regionale, ma impone nuove funzioni e ridefinisce ruoli senza un reale accompagnamento tecnico e finanziario.
Riformare senza riformare la legge 48/1995 sulla finanza locale significa ignorare l’ossatura economica che sostiene l’intero sistema. Senza un ripensamento profondo, qualunque ridefinizione normativa risulterà zoppa e inefficace.
Una scelta di chiarezza politica
Siamo a fine legislatura. In questo momento non servono maquillage normativi. Serve chiarezza politica. Per questo motivo, il nostro gruppo ha deciso di astenersi: non per difetto di proposta, ma per coerenza con la nostra visione.
La prossima Legislatura dovrà avere il coraggio di affrontare questo dossier con responsabilità, senza arroganza e con la volontà di costruire davvero una nuova governance locale. È ora di superare l’approccio emergenziale e affrontare le riforme con serietà e lungimiranza.




