Al convegno di Biella, intitolato “Dalla Carta di Chivasso all’idea di Padania”, tenutosi sabato 14 dicembre scorso era presente una rappresentanza del nostro Movimento, e vedeva tra gli ospiti il già Ministro Giancarlo Pagliarini e il giornalista Giovanni Polli. Entrambi hanno affrontato temi cruciali riguardanti l’autonomia regionale, la cultura, e il federalismo, evidenziando le sfide che i popoli regionali affrontano nel contesto della legislazione italiana.
Identità e Autonomia
Giovanni Polli ha aperto il dibattito sottolineando come la storia, la cultura e la lingua siano le vere fondamenta delle nazioni. Ha messo in evidenza la contraddizione insita nella recente sentenza della Corte Costituzionale, che nega l’esistenza di popoli regionali, affermando che l’unico riconosciuto è quello italiano. Questa negazione solleva interrogativi sul futuro dell’autonomia in Italia e su ciò che potrà rimanere di essa.
Polli ha dichiarato che la richiesta di autonomia dovrebbe sorgere da una diversità culturale e sociale rispetto al resto dello Stato. A questo riguardo, ha citato l’esperienza spagnola, esemplificando come un modello di autonomia differenziata possa essere realizzato in Italia, garantendo diritti a regioni con peculiarità distintive.
Giancarlo Pagliarini: critiche alla legislazione attuale
Giancarlo Pagliarini ha manifestato una visione scettica riguardo alla futura legislazione sull’autonomia. Secondo lui, la legge proposta, redatta dal ministro Calderoli, si rivelerà debole e gestita in modo tale da mantenere il controllo di Roma. Ha evidenziato come la Corte Costituzionale possa aver reso la Costituzione stessa anticostituzionale, rivelando il rifiuto di Roma a concedere maggiore autonomia.
Pagliarini ha criticato l’assenza del professor Miglio nel governo del 1994, sottolineando che la sua mancata nomina è stata una grave perdita per il dibattito politico sul federalismo. Ha espresso dubbi sull’utilità di un “Sindacato del Nord”, sottolineando che mentre un sindacato è necessario, il vero obiettivo deve rimanere la creazione di una repubblica federale italiana, simile alla Svizzera.
Federalismo e debito pubblico
Entrambi i relatori hanno concordato su un punto cruciale: il debito pubblico italiano, che cresce a ritmi allarmanti, rappresenta una delle maggiori sfide del paese. Pagliarini ha fatto notare che ogni tre ore e cinque minuti, il governo italiano paga 38 milioni di euro in interessi passivi, pari agli investimenti previsti per Biella attraverso il PNRR.
In un contesto di crescente disillusione verso il centralismo romano, Pagliarini ha ribadito che il federalismo non dovrebbe essere interpretato come un modo per tenere i propri soldi, ma come un patto tra diverse regioni che collaborano per il bene comune. Ha citato l’esempio svizzero, dove partiti diversi lavorano insieme per garantire il funzionamento dello Stato, un modello che in Italia viene spesso deriso come inciucio.
Verso un’Europa Federale?
Il sogno di una Europa federale, senza Stati nazione e con un esercito europeo, è stato enfatizzato da Pagliarini come obiettivo finale. Ha argomentato che un vero federalismo genererebbe cittadini informati e consapevoli, in grado di partecipare attivamente al processo democratico.
L’incontro è stato tra l’altro l’occasione per presentare il nuovo libro dell’Associazione Gilberto Oneto, curato da Marco Peruzzi.




