Con l’approvazione del disegno di legge relativo al Rendiconto (generale e consolidato) dell’esercizio 2024 da parte della Giunta regionale, arriva la conferma di ciò che era già evidente: nessuna novità sostanziale sull’avanzo disponibile. Al 31 dicembre 2024, il risultato di amministrazione presenta un avanzo libero pari a 277,3 milioni di euro, un dato che ricalca pienamente le previsioni formulate in sede di bilancio preventivo, dove si stimava un avanzo disponibile di circa 260 milioni di euro.
Si tratta, ancora una volta, di un avanzo che, se da un lato può apparire sintomo di solidità contabile, dall’altro costituisce la manifestazione più chiara di un problema strutturale: la politica regionale non riesce a trasformare la programmazione in spesa effettiva. Non si tratta, dunque, di una virtù finanziaria, ma del riflesso di una macchina amministrativa sempre più incapace di dare concreta attuazione agli obiettivi che essa stessa si prefigge attraverso i documenti previsionali.
A fronte di entrate cresciute dell’1,4% e di un tasso di pagamento delle fatture relativamente efficiente (89,73% dei pagamenti rispetto agli impegni assunti e una media di pagamento anticipato di 14 giorni), il problema non è nella gestione della cassa, ma nell’incapacità di trasformare gli stanziamenti in spesa reale, specie in investimenti (oggi pari al 17,90% del bilancio).
Questa situazione deve indurre una riflessione urgente: o la programmazione è sistematicamente sovradimensionata rispetto alle reali capacità operative, oppure l’azione amministrativa è paralizzata da una sovrapposizione di vincoli burocratici e procedurali che rendono inefficiente il ciclo della spesa pubblica. Più probabilmente, le due cause si combinano, aggravando una stagnazione che penalizza il territorio e i cittadini.
Da anni, in ogni relazione di minoranza sui bilanci preventivi e sui rendiconti consuntivi, ho sottolineato la necessità di dal corso ad una seria riforma della pubblica amministrazione regionale. Non si tratta di riproporre modelli del passato, ormai superati, ma di costruire una macchina amministrativa moderna, flessibile e orientata ai risultati.
Accanto a questa riforma, si impone anche una revisione profonda degli enti locali, i cui assetti e modalità operative devono essere ripensati alla luce delle mutate esigenze sociali ed economiche. Molti sono i dubbi su quanto andremo a discutere prossimamente in Consiglio Valle (i.e. p.d.l. 183/2025).
Infine, è giunto il momento di riconoscere che, nell’attuale contesto, privilegiare una politica della “minor spesa” rispetto a quella della “tanta spesa” non solo è una scelta di buon senso, ma una necessità. Per farlo, occorre avere il coraggio di sfruttare fino in fondo le potenzialità di autonomia fiscale che il nostro ordinamento speciale già prevede, ma che troppo spesso restano inattuate.
Continuare ad accumulare avanzi di amministrazione senza correggere le cause di fondo equivale a perpetuare un sistema inefficiente, autoreferenziale e incapace di rispondere concretamente ai bisogni della nostra comunità.




